Progetto RIFLOC – La Canapa

La coltivazione della canapa in Italia: una storia antica.

Nel secolo scorso l’Italia era il secondo produttore mondiale di Canapa dopo la Russia, in particolare, per la coltivazione della canapa ad uso tessile. Per decenni però non è stato più possibile coltivarla, ma fortunatamente da qualche anno sono riprese le coltivazioni di canapa sativa ad uso industriale.
La ripresa delle coltivazioni su ampia scala presentano diverse criticità, in particolar modo se legate all’uso tessile.
La filiera della trasformazione della canapa sativa ad uso tessile in passato prevedeva che molte operazioni venissero effettuate manualmente, attività oggi non possibili per gli alti costi della manodopera e per le condizioni di lavoro che oggi sarebbero considerate molto gravose.

In Italia le coltivazioni di canapa sativa ad uso industriale sono ritornate ad avere un ruolo di rilievo grazie alla Legge n. 242 del 2 dicembre 2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (descritte nella GU n. 304 del 30-12-2016) in vigore dal 14-1-2017.
La filiera della canapa oggi si sta sviluppando principalmente per l’utilizzo della parte alta della pianta ricavando infiorescenze, utilizzate in ambito erboristico e farmaceutico, semi utilizzati per il settore alimentare per la produzione di olio e farina.

La parte bassa della pianta, quella che viene utilizzata anche per la creazione dei prodotti tessili, attualmente, purtroppo, spesso resta inutilizzata e rimane in carico all’agricoltore che è costretto a sostenere ulteriori costi per lo smaltimento delle paglie e della pulizia dei campi per prepararli alle coltivazioni successive; in pochi casi più fortunati viene impiegata nella bioedilizia con la produzione di canapulo e fibra corta per la realizzazione di pannelli termoisolanti o fonoassorbenti.

La filiera tessile della canapa in Italia: il nostro sogno

La filiera tessile della canapa, che comprende filati, tessuti per abbigliamento e arredamento, ha grandi potenzialità per l’ampia gamma di prodotti che si possono ottenere, ognuno dei quali può contribuire a rendere sostenibile i vari attori della filiera, dalla fase produttiva fino a quella della vendita dei prodotti finiti.
Le problematiche relative al reinserimento di questa attività storico culturale nel nostro territorio sono dovute principalmente al fatto che non è possibile attingere alla “cultura dei nonni” per riprendere le lavorazioni tradizionali, perché, come detto precedentemente, gli alti costi di manodopera e l’assenza di macchine per la trasformazione non la renderebbero sostenibile.
Alcune lavorazioni inoltre, come vengono tutt’ora fatte in alcune parti del mondo (vedi ad esempio in Cina) sono inquinanti e hanno condizioni di lavoro proibitive.

Le Fasi

Il progetto è stato suddiviso in diverse fasi, molte delle quali hanno già dato risultati positivi.
Nella prima parte di ricerca e sperimentazione ci siamo incentrati sul miglioramento e implementazione della filiera produttiva nel rispetto dell’ambiente.
Per far ciò sono state effettuate ad esempio diverse prove di taglio ed essicamento degli steli, prove di raccolta meccanica, sino alle prove di utilizzo di microrganismi per facilitare la
preparazione alle fasi successive, utilizzando ovviamente solo tecniche a basso impatto ambientale.
Abbiamo studiato e migliorato la fase agricola ricercando le tipologie di canapa più adatte alla produzione della fibra, che abbiano un alto contenuto di cannabinoidi non psicoattivi ed abbiamo studiato la messa a dimora del seme di diverse varietà a densità diverse, procedimento che ci ha permesso di valutare la risposta delle piante alle mutevoli condizioni in cui si vengono a trovare.

Questi studi e sperimentazioni ci hanno portato ad avere un prodotto agricolo di alta qualità che si presta alla produzione di filati e tessuti.
Una fase molto importante, tra le ultime in realtà del ciclo produttivo è quello della filatura
Quest’ anno, grazie all’acquisto della storica realtà di filatura di Quaregna Filarte, vicino a Biella, abbiamo aggiunto un ulteriore e concreto tassello, alla realizzazione di questo progetto.

Un tassello mancante

Una parte fondamentale, che ci porterebbe alla chiusura del cerchio del ciclo produttivo della canapa tessile in Italia è quello del processo post agricolo pre-filo.
Questo processo necessita grandi investimenti finanziari e tecnologici, infatti non avendo uno storico in Italia c’è la necessità di acquistare macchinari tra Ucraina, Russia e Cina per modificarli e completare il ciclo produttivo, per attuare macerazioni enzimatiche a circuito chiuso e rispettose dell’ambiente. Queste macerazioni permetterebbero di indebolire i legami glicosati al fine di avere un’estrazione meccanica di fibre molto fini.

Attualmente stiamo cercando partner interessati ed appassionati che ci possano dare una mano a rendere questo sogno realtà e che vedano le gigantesche possibilità di crescita di questo settore.