Lana Autoctona italiana: un grande valore

Nel nostro paese, da nord a sud, si allevano Pecore dalle diverse caratteristiche e razze per diversi usi. La stima è di circa 7,4 milioni di animali distribuiti nella nostra bella Italia dove la Sardegna padroneggia con un numero di animali che supera di quasi il doppio quello degli abitanti.

L’economia prodotta dall’ovinicoltura italiana è incentrata sull’allevamento di animali da latte per la produzione dei formaggi, come il pecorino (che grazie al suo prezzo offre una buona redditività agli allevatori), e secondariamente per la commercializzazione delle carni.

Ma quando parliamo di pecore, non possiamo non pensare immediatamente al morbido mantello che le ricopre: la lana dalle impareggiabili capacità termiche a difesa dal freddo e dal caldo.

La Lana Italiana

Nel nostro paese, a causa degli alti costi di gestione e della manodopera, l’uso delle lane autoctone ha subito un notevole decremento tanto che le manifatture italiane, negli ultimi decenni, hanno consentito l’ingresso alle più economiche lane estere e all’utilizzo delle nuove fibre sintetiche.

La difficoltà di concorrere con i prezzi di paesi come l’Australia, la Nuova Zelanda e soprattutto la Cina, dove l’allevamento ovino è largamente diffuso ed i costi di gestione sono concorrenziali, ha fortemente indebolito il settore laniero un tempo punto di forza e di eccellenza del Made in Italy.

Ad oggi, nella gran parte degli allevamenti italiani, la tosa delle pecore che avviene una o due volte all’anno non è eseguita allo scopo di adoperare la lana, bensì per mantenere il benessere degli animali che, privati del loro folto mantello, rimangono più sani e più gestibili dagli operatori.

Gli allevatori, per ammortizzare i costi delle tose, si liberano della loro lana succida svendendola  prevalentemente  ad acquirenti esteri che si caricano del costo del trasporto o poco più. Le lane vengono spedite all’estero, ripulite e poi miscelate con lane più preziose, con lo scopo di creare dei filati mediocri che saranno commercializzati in tutto il mondo.

Lana Autoctona italiana: un grande valore.

Da qualche anno Maeko ha deciso di puntare sempre di più sul Made In Italy impiegando, quanto più è possibile, le lane autoctone per la creazione dei filati in pura lana Italiana, come per esempio  i gomitoli Puglia creati con lana 100% pugliese o la rocca di filo in 100% Lana di Clusone utilizzabili anche in mischia con altre fibre naturali.

Stringendo i rapporti e la collaborazione diretta con gli allevatori ovini italiani noi di Maeko, abbiamo cominciato questa avventura un paio di anni fa a Valgrisenche in Valle d’Aosta; ad oggi utilizziamo lane di Biella, Puglia e Clusone (Bg), ma siamo alla continua ricerca di nuovi allevatori per accrescere la gamma di prodotti e ridare il valore che merita alle fibre Italiane.

Grazie al nostro impianto di filatura, situato a Quaregna (Bi) uno dei distretti d’eccellenza italiani per la produzione di filati e tessuti di lana, siamo in grado di creare Filati pettinati anche a partire da piccole quantità. Desideriamo creare filati che raccontano una storia e che grazie alla loro unicità andranno a conferire al prodotto finale tessile quel valore che solo il vero Made in Italy può dare.

Coronavirus: in Italia arrivano le mascherine in canapa lavabili e riutilizzabili

La canapa come materiale tessile per la realizzazione di mascherine per il personale sanitario: è l’idea di Maeko tessuti, che ha già iniziato a regalare le prime a medici e infermieri in prima linea contro l’emergenza.

“Ci spaventava l’idea che tutti quanti stessimo facendo un uso improprio dell’usa e getta e che, dopo questo evento drammatico, avremmo avuto a che fare anche con tutti i rifiuti prodotti come camici, mascherine, guanti eccetera, un disastro”, racconta Cinzia Vismara di Maeko, sottolineando che: “Tra me pensavo che le soluzioni ci sarebbero state. Un giorno tramite Facebook ho visto un paio di video di dottori della vecchia guardia che raccontavano come una volta si facessero le mascherine in tessuto che poi venivano lavate a 90 gradi per essere riutilizzate. E allora ho iniziato a parlarne”.

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Nausicaa, il filato perfetto per i nostri guanti igienici lavabili

Maeko realizza Filati italiani 100% personalizzati per la creazione di prodotti esclusivi ed altamente performanti.

Un esempio è il Filato Nausicaa che abbiamo realizzato appositamente per la creazione dei nuovi guanti lavabili di Maeko Capsule.

Nausicaa unisce tre fibre naturali e le loro singolari caratteristiche: la Canapa europea, il Tencel ottenuto dalla fibra di Eucalipto presso un’azienda austriaca e la fibra di Ortica Himalayana.

Per il guanto lavabile ricercavamo le seguenti caratteristiche:

  • Proprietа antibatteriche, per contrastare la proliferazione dei batteri;
  • Proprietа anallergiche, perché il guanto potesse essere utilizzato per periodi prolungati senza recare fastidi;
  • Resistenza e durabilità;
  • Morbidezza e praticità per renderne l’utilizzo per diverse mansioni e buon confort da dimenticarsi di averli indosso.

Abbiamo raggiunto queste caratteristiche grazie allo studio di 3 fibre unendole tra loro: 40% Canapa Europea, 39% Tencel Lenzin, 21% Ortica Himalayana, perfetto blend utile a conferire al capo finito le tecnicità e le performance ricercate.

La fibra di canapa è infatti naturalmente antibatterica, fresca ed estremamente resistente, l’Ortica himalayana è naturalmente anallergica, resistente ed altrettanto fresca mentre il morbido Tencel dona confort e relax a contatto con la pelle.

I guanti lavabili Maeko in fibre naturali sono nati con l’idea di limitare l’utilizzo del monouso e della plastica ove possibile.

Sono stati studiati per utilizzi pratici come fare la spesa al banco della frutta, sui mezzi pubblici o comunque in tutte quelle situazioni in cui si preferisce evitare il contatto diretto con gli oggetti.

I guanti Maeko sono dotati, sulle punte degli indici e pollici di entrambe le mani, di funzionalità touch screen, per evitare di dover toglier e i guanti per utilizzare il telefono.

Questa funzione touch screen è data dall’utilizzo di un sottilissimo filato di argento che funge, a sua volta, anche da potente antibatterico.

Per garantire la massima igiene, i guanti Maeko, potranno essere lavati facilmente in lavatrice al ritorno delle commissioni e dopo l’uso quotidiano.

È importante sottolineare che i nostri guanti non sono un presidio medico sanitario, sono da considerarsi come una protezione igienica che sfrutta le qualità antibatteriche e protettive delle fibre utilizzate.

Marieclaire parla di Canapa e di Maeko tessuti & filati naturali

Mettete dei fiori (di canapa) nei vostri brand italiani rivoluzionari
Guida ragionata al mercato della canapa in Italia: chi c’è dietro i nuovi marchi rampanti della cosmesi (e oltre)?

Può essere usata in cucina, può diventare un tessuto o un pezzo di carta, può essere sfruttata in cosmetica e persino nella bioedilizia: da quando è stato possibile tornare a coltivarla anche in Italia, non si contano gli usi e le sperimentazioni per la pianta della canapa. C’è ancora chi ne parla sottovoce, ma mentre quella coltivata a uso medicale è sotto stretto controllo dello Stato, la canapa coltivata per uso industriale può essere lavorata per gli scopi più diversi (ovviamente parliamo di canapa legale, che rispetta tutte le limitazioni del caso). Il vantaggio è che si tratta di una coltivazione molto più sostenibile di altre, perché cresce molto in fretta, non ha bisogno di cure particolari e si usa la pianta per intero, per cui non esistono praticamente scarti. Per questo viene spesso indicata come una soluzione ecosostenibile in molti ambiti, oltre ad avere altre qualità che la rendono ambita (ha un alto contenuto di proteine vegetali ed è senza glutine, per esempio).

Fino alla Seconda guerra mondiale l’Italia era il secondo produttore al mondo di canapa, dopo l’Unione Sovietica, ed era apprezzata per l’alta qualità dei prodotti. Nelle varie lavorazioni si impiegavano migliaia di persone (nel 1923 il Canapificio Nazionale contava 20mila addetti). Tutto è lentamente cambiato con l’arrivo delle fibre sintetiche per i tessuti e dei materiali plastici derivati dal petrolio, insieme alle varie leggi che ne hanno vietato la coltivazione. Oggi Coldiretti stima un giro d’affari potenziale di oltre 40 milioni di euro, con gli ettari coltivati a canapa che sono decuplicati in cinque anni (dal 2013 al 2018). Un trend in crescita confermato dai dati di Scuola Canapa, un istituto con sede in provincia di Verona che tiene corsi e fa consulenza con agronomi e altri esperti per chi desidera avviare un business sulla canapa. Mentre l’anno scorso alcuni artigiani della città di Fabriano hanno lanciato un progetto per riproporre la carta di canapa, l’ambito di utilizzo più in evoluzione è quello della cosmesi, tanto che Scuola Canapa sta studiando un progetto specifico dedicato a creme e affini. Sul mercato esistono singoli prodotti di skincare a base di canapa ma anche il marchio Hempcare, del gruppo bergamasco Allegrini, che è completamente a base di olio di canapa bio, un olio ricco di antiossidanti, vitamine e minerali. Un mix benefico non solo per la pelle di viso e corpo, ma anche su capelli e cuoio capelluto. Una filosofia sposata anche dalle sorelle Vera e Simona Bernardini che già nel 2016 a Roma hanno fondato il marchio Bioversi, con creme viso, per uomo e donna, olio corpo e saponi naturali. Anche Verdesativa, altro marchio made in Italy di cosmesi a base di canapa, ha scelto la via del naturale per i suoi prodotti (viso, capelli, detersione e persino una linea bimbi e antizanzare), che infatti sono certificati vegani e hanno bandito dalla formule molti ingredienti come solfati, petrolati e ogm…ù

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Filati di Alpaca Italiani

Quando si pensa all’alpaca si pensa immediatamente alle meravigliose Ande sudamericane dove viene allevato in grandi greggi tra i 3000 ed i 5000 metri di altitudine, tra il Perù, il Cile e la Bolivia.
Non tutti sanno però che l’alpaca è un mammifero della famiglia dei camelidi ed è imparentato ai Lama, cugini dal pelo più corto e di stazza maggiore, e alla vicuña, che è un mammifero dal quale vello si producono tra i filati più pregiati e cari al mondo.
In Italia l’allevamento degli alpaca ha cominciato a prendere piede da qualche anno a questa parte trovando un ambiente favorevole, rendendo quindi possibile reperire la fibra in maniera locale e quindi fibra di alpaca italiani.

La fibra di alpaca è classificata come una fibra di lusso. È molto più resistente, calda e morbida della lana di pecora, non contiene lanolina ed è disponibile in 22 colori naturali. La sensazione è paragonabile ad un cashmere di fascia alta ed è apprezzata per le sue proprietà termiche, la sua leggerezza e il suo tocco setoso. Non a caso i tessuti realizzati con questa preziosa fibra naturale erano un tempo riservati a vestire gli imperatori Inca.
La finezza è una caratteristica molto importante di un vello di buona qualità: più fine è il vello, più morbida è la sensazione. Altra caratteristica importante della lana di alpaca è la lucentezza, ovvero la luminosità della fibra che è possibile determinare visivamente. Anche il “Crimp” è importante e si riferisce alle onde o increspature che possono vedersi in un gruppo di fibre. Fibre con poco crimp non offrono alcuna elasticità, mentre le fibre con evidente crimpatura hanno una buona elasticità. L’elasticità è importante nel prodotto finale, perché i prodotti con buona elasticità terranno la loro forma migliore: la maggior parte delle persone si riferiscono a questo come “memoria” del capo.

Alpaca Diva

Abbiamo cominciato a lavorare fibra di alpaca autoctona italiana da piccoli produttori locali come l’allevamento Alpaca Scastello, che si trova a Riolo Terme in provincia di Ravenna.
L’idea degli alpaca a Riolo Terme di Mattia è nata nel 2016 con l’intento di creare un vero e proprio allevamento per poter offrire un servizio didattico, di pet therapy e vendita cuccioli, senza però dimenticare l’enorme potenziale della pregiata lana.
Da questa lana infatti abbiamo già realizzato preziosi filati nel nostro impianto di filatura di Biella come quello in foto che è 70% Ortica Himalayana e 30% Alpaca Italiana.
Questo filato con una titolazione di NM 2/48000 è stato utilizzato per creare preziosi ed unici capi in maglia. Grazie a queste piccole realtà, come quella di Mattia, e al nostro impianto di filatura, è possibile creare filati 100% Italiani con fibre sia preziose che etiche, provenienti da allevamenti visitabili in cui gli animali non solo sono trattati con rispetto ma che hanno anche un nome.