Maeko in Documenterio Intrecci Etici

Siamo molto emozionati di fare parte di questo bellissimo progetto.
Il documentario Intrecci Etici vuole raccontare il movimento dello slow fashion in Italia, per sensibilizzare le persone attorno ad un tema così delicato e dimostrare che è possibile fare scelte più responsabili anche per quanto riguarda i vestiti che compriamo e indossiamo.

La moda è una delle industrie più inquinanti al mondo ed è un problema che riguarda tutti noi.
A questo settore si attribuisce il 20% dello spreco globale di acqua, il 10% delle emissioni di anidride carbonica e non solo, l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene davvero riciclato. Per non parlare dei prezzi bassi del fast fashion, dietro i quali si nascondono salari non equi e la mancanza di regolamentazioni a tutela dei lavoratori.
Intrecci Etici racconta come in Italia sia in atto una rivoluzione per rendere il settore moda più sostenibile.
Questo cambiamento è sotto i nostri occhi: da chi si occupa di fibre e tessuti naturali come noi, a chi produce solo su ordinazione, a chi trasforma rifiuti in risorse, a chi impiega persone più fragili fino a chi ha deciso di rimanere sul territorio.

Se da un lato noi produttori ci stiamo impegnando concretamente per rendere la moda più etica e sostenibile, dobbiamo tenere a mente che la sostenibilità è un atteggiamento che deve partire prima di tutto dai consumatori.

Tutti abbiamo il potere di cambiare le cose, passo dopo passo, con il nostro portafoglio e le scelte di tutti i giorni.

Il documentario si trova su Infinity e se non siete iscritti potete vedere tutto gratuitamente per 7 giorni.
Ricordate il titolo “Intrecci Etici

White Milano: trionfano il riciclo, il riuso e l’innovazione tessile

Riuso, riciclo, risparmio di risorse e tessuti eco-compatibili. White Milano promuove nuovi approcci e processi virtuosi per la moda.

Si è concluso ieri White Milano 2020 che, già da qualche edizione, sta puntando sulla promozione di una moda consapevole e made in Italy. Tra gli oltre trecento marchi di abbigliamento e accessori che hanno presentato le loro collezioni, non sono mancati espositori attenti alle tematiche ambientali e iniziative, come il Wsm fashion reboot, volte a sensibilizzare i visitatori della fiera sull’importanza di fare moda in maniera più responsabile.

White Milano 2020, riflettori puntati su riciclo e riuso

Tra i marchi green che hanno preso parte a questa edizione di White Milano 2020, spiccano alcuni processi creativi che cercano di recuperare i materiali provenienti da prodotti post-consumo, stock di magazzino e scarti di produzione…

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Nuovi tessuti per il futuro: canapa, ortica – lo studio di Maeko

Se un cliente volesse un tessuto in argento e Yak per prima cosa chiederei: perché? Capire le intenzioni d’uso, conoscere le fibre – nella speranza di ricostruire una filiera italiana

La visione Ecologica di Mauro. È questo il significato di Maeko, azienda verticale specializzata in filati e tessuti naturali realizzati in Italia. Dopo aver lasciato il lavoro di osteopata nel 1998, Mauro Vismara si dedica alla ricerca e alla selezione delle materie prime iniziando una piccola produzione tessile dedicata alla canapa. Grazie all’incontro (nel 2009) e al sostegno di Cinzia, nasce un’impresa che nel volgere di undici anni riscuote molto successo nel settore del tessile naturale raggiungendo importanti volumi di produzione. Spiega Cinzia Vismara: «Siamo e vogliamo restare artigianali, proprio in questi giorni ho pensato che non siamo diventati grandi ma siamo forti. Il nostro obiettivo è quello di lavorare tutte fibre autoctone o europee con caratteristiche particolari, creando prodotti per ciascun cliente che raccontino una storia, a partire da piccole quantità, siamo in grado di dare la possibilità a tutti di realizzare i propri progetti». Etro, Ferragamo e Vivienne Westwood sono tra i clienti di Maeko.

A Milano si trova la sede operativa, a Biella la filatura, a Riva di Chieri (in provincia di Torino) la tessitura a navetta, a Varese la tessitura jersey e a Como la tintoria. Sono tessere di un mosaico che si è costruito nel tempo. «La filatura Filarte di Biella è un’attività che abbiamo incontrato a inizio dell’anno scorso (nel 2019). Non volevamo comprarla, ma volevamo trovare uno spazio per fare test sulla filiera della canapa. Quando siamo arrivati abbiamo visto un impianto perfetto e funzionante da sembrare un’orologeria. Questo ci ha spinto ad ampliare i nostri progetti. Anche se la pandemia ci ha rallentato non abbiamo rinunciato. Abbiamo concluso l’affare quest’anno», racconta Cinzia Vismara. Tutti gli impianti, i dipendenti che lavoravano nella filatura, l’ultima proprietaria e suo figlio (terza generazione alla guida della filatura di famiglia) sono stati assunti e continuano a lavorare all’interno dello stabilimento. La lavorazione delle fibre avviene per via meccanica, senza l’uso di prodotti chimici che ne potrebbero modificare la struttura originaria. Le fibre naturali utilizzate sono animali – lana (pecora, alpaca, Merino, Yak), seta e crabyon (si ricava dalla frantumazione di gusci di crostacei) – o vegetali – canapa, ortica, bamboo, cotone organico, Tencel (fibra ottenuta dalla cellulosa del legno) e alga (raccolta nei fiordi islandesi e lavorata in Austria). A queste va aggiunto il Nylon biodegradabile Amni Soul Eco, fibra realizzata con materia organica (biomassa) capace di decomporsi in soli cinque anni in ambiente anaerobico (rispetto alle centinaia di anni che servirebbero ad una fibra sintetica). Maeko utilizza anche delle fibre metalliche come Argento e Rame. In dosi controllate e dopo un particolare trattamento che adatta le fibre metalliche al tessuto, le naturali proprietà di questi elementi rendono i capi antibatterici, termoregolanti e più resistenti. Grazie alla filatura Filarte i prodotti Maeko, superando abbondantemente i passaggi minimi di trasformazione in Italia, acquisiscono la classificazione di origine preferenziale Italia.

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Coronavirus: in Italia arrivano le mascherine in canapa lavabili e riutilizzabili

La canapa come materiale tessile per la realizzazione di mascherine per il personale sanitario: è l’idea di Maeko tessuti, che ha già iniziato a regalare le prime a medici e infermieri in prima linea contro l’emergenza.

“Ci spaventava l’idea che tutti quanti stessimo facendo un uso improprio dell’usa e getta e che, dopo questo evento drammatico, avremmo avuto a che fare anche con tutti i rifiuti prodotti come camici, mascherine, guanti eccetera, un disastro”, racconta Cinzia Vismara di Maeko, sottolineando che: “Tra me pensavo che le soluzioni ci sarebbero state. Un giorno tramite Facebook ho visto un paio di video di dottori della vecchia guardia che raccontavano come una volta si facessero le mascherine in tessuto che poi venivano lavate a 90 gradi per essere riutilizzate. E allora ho iniziato a parlarne”.

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